|
«A.A.A. cercasi introvabile vecchio
copertone 28x1x3/8 per bicicletta inglese Coventry dei primi
Novecento, firmato Mario Simeoni di Torre, aficionado della
Pordenone Pedala ". Detto fatto! La nostra inserzione
è stata subitoesaudita. A rispondere all'appello
è stato un vicino di casa di Simeoni, Gianni Tonel
di Torre. Simeoni aveva cercato per tutta la provincia pur
di trovare l'indispensabile pezzo di ricambio, e ora si
accorge che gli bastava girare l'angolo. Ma come mai esiste
un proprietario di siffatto vetusto copertone fuori serie?
Tonel è un arzillo sessantenne che si diletta a restaurare,
anzi a conservare (come dice lui) tutto ciò che è
antico. Mobili, biciclette, auto, bottiglie di vino, e persino
locali d'intrattenimento: è l'ex titolare dell'enotecaAlla
Chebae ora sta riallestendo l'Excaliburdi via San Francesco,
lasciando intatte le greppie e gli abbeveratoi per i cavalli
di un tempo.
«La
roba vecchia, come dire, mi dà calore... come il
brandy», si giustifica questo signore dall'accento
un po'british. Fra i suoi pezzi preziosi una Fiat 600 del
'55 e una Fiat 2300 presidenziale (modello unico, allungato,
appartenuto alla Casa Reale di Libia). E fra le biciclette,
una Bianchi dei primi del Novecento in fase di montaggio.
(«Sono diventato matto per cercare i raggi 310 di
ricambio!», confessa Gianni), 5 esemplari delle prime
Atala di Bergamo («Ma ne ho una fabbricata a Milano,
e vorrei capire perché»), unaFrejus che ha
prestato onorato servizio presso le Poste e Telegrafi di
Torino, una francofonaRabat con lampada gialla e borsoni
laterali in alluminio, più qualche autoricostruita
con parafanghi e ruote in legno.
Tutta
roba (assieme acarterscoperti e scomposti, copertoni fuori
produzione Superga e Continental bianco-rossi) che Tonel
si diletta a recuperare da rottamai di mezzo Friuli e che
conserva gelosamente («Mi è assai improbo venderle,
se non ad amici») nel suoatelier, presso una casa
colonica di Torre, suscitando qualche perplessità
nella moglie, che giura: «Se nol buta via quela roba,
ghe dago fogo».
Dario Furlan
|