lunedì 9 settembre 2002


   
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Successo della manifestazione che si è snodata per Azzano, Brugnera, Prata e Porcia
Pordenone pedala per 5 mila
Ospite d’onore Yuri Chechi. In corsa anche cicli progettati nel Ventennio


Autentici pezzi da museo che hanno fatto la storia delle due ruote, futuristici prototipi simili a fantastici macchinari e semplici mezzi che si usano tutti i giorni. Sarebbe difficile immaginare una bicicletta che ieri non fosse stata presente alla trentesima “Pordenone pedala”. In sella quasi 5 mila turisti, appassionati e amatori. Tutti insieme hanno pacificamente invaso strade e piazze della città, sciamando poi lungo il tracciato ideato da Demetrio Moras, mente organizzatrice della manifestazione. Un allegro e colorato serpentone, che ha attraversato Azzano Decimo, Prata, Brugnera, Porcia per tornare a Pordenone, al parco Galvani, dove li attendeva la tradizionale pastasciutta, ma anche i premi e le medaglie. Riconoscimenti più che meritati per chi di primo mattino si è presentato in piazza Risorgimento, dove alle 8 già fervevano i preparativi per la partenza. C’erano i banchi per le iscrizioni, le auto dell’organizzazione, gli uomini della protezione civile e i bar aperti per chi voleva concedersi l’ultimo spuntino prima che sventolasse la bandiera a scacchi. «Intorno alla “Pordenone pedala” del 2002 – ha sottolineato Moras – caratterizzata dal passaggio nella zona del mobile, hanno lavorato 500 volontari». Pian piano i ciclisti hanno gremito la piazza. Fra loro anche chi ha esibito i velocipedi più rari. «La mia bicicletta ha partecipato alla ritirata di Caporetto - ha detto Luigi Barlassina, tenendo con una mano il manubrio e stringendo nell’altra un cappello da bersagliere - risale al 1910». Pezzi storici, schierati accanto alle biciclette più bizzarre. Come quella che presentava nove postazioni motore, come ha specificato con orgoglio un ciclista in maglietta bianca, collocato in cima a una sorta di grande baldacchino che si muoveva sui pedali. Sullo stesso mezzo giallo c’erano altri otto ciclisti che sorridevano fra le bandierine colorate appese all’imponente telaio. Ma dietro non mancavano tre passeggini per bambini. Un autentico catafalco ambulante, architettato nel 1920 e rimesso sulla strada dal gruppo Campanerut, Gasparotto e Favret di Bannia. «Speriamo di arrivare in fondo» ha detto ancora l’uomo seduto in alto, come un capitano di uno strano vascello. Poi tra lo sferragliare di catene e pedali, l’agitarsi delle bandierine e il suono delle trombette l’originale veicolo è partito, sospinto da ben 18 gambe. Più semplice invece la bicicletta di Fortunato Spago. «Il mio è un mezzo centenario - ha detto - ha ancora il fanale a carburo». Infine un tandem con due ciclisti avvolti in camici verdi da sala operatoria. «E’ una biposto da soccorso», hanno scherzato Marto e Roberto del “Team Cat” di Cordenons. Ma accanto ai cittadini non è mancata la sfilata delle autorità. Con il pettorale numero uno ha partecipato l’assessore regionale allo Sport, Luca Ciriani. A fianco di lui il sindaco Sergio Bolzonello, che ha affermato: «La “Pordenone pedala” è una manifestazione che va tenuta come punto fermo nell'attività della nostra città». Inoltre, ospite d’eccezione, il mostro sacro della ginnastica Yuri Chechi, che ha detto: «Mi piace partecipare a un’iniziativa che propone un modo giusto di vivere la città». E poi il vescovo Ovidio Poletto, che ha dato la sua benedizione alla corsa, appuntamento irrinunciabile nella vita di Pordenone.
Alessandro Sellan


 
 
     
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