Successo
della manifestazione che si è snodata per Azzano, Brugnera,
Prata e Porcia
Pordenone
pedala per 5 mila
Ospite
d’onore Yuri Chechi. In corsa anche cicli progettati nel
Ventennio
Autentici pezzi da museo che hanno fatto la storia delle due
ruote, futuristici prototipi simili a fantastici macchinari
e semplici mezzi che si usano tutti i giorni. Sarebbe
difficile immaginare una bicicletta che ieri non fosse stata
presente alla trentesima “Pordenone pedala”. In sella
quasi 5 mila turisti, appassionati e amatori. Tutti insieme
hanno pacificamente invaso strade e piazze della città,
sciamando poi lungo il tracciato ideato da Demetrio Moras,
mente organizzatrice della manifestazione. Un allegro e
colorato serpentone, che ha attraversato Azzano Decimo,
Prata, Brugnera, Porcia per tornare a Pordenone, al parco
Galvani, dove li attendeva la tradizionale pastasciutta, ma
anche i premi e le medaglie. Riconoscimenti più che
meritati per chi di primo mattino si è presentato in piazza
Risorgimento, dove alle 8 già fervevano i preparativi per
la partenza. C’erano i banchi per le iscrizioni, le auto
dell’organizzazione, gli uomini della protezione civile e
i bar aperti per chi voleva concedersi l’ultimo spuntino
prima che sventolasse la bandiera a scacchi. «Intorno alla
“Pordenone pedala” del 2002 – ha sottolineato Moras
– caratterizzata dal passaggio nella zona del mobile,
hanno lavorato 500 volontari». Pian piano i ciclisti hanno
gremito la piazza. Fra loro anche chi ha esibito i
velocipedi più rari. «La mia bicicletta ha partecipato
alla ritirata di Caporetto - ha detto Luigi Barlassina,
tenendo con una mano il manubrio e stringendo nell’altra
un cappello da bersagliere - risale al 1910». Pezzi
storici, schierati accanto alle biciclette più bizzarre.
Come quella che presentava nove postazioni motore, come ha
specificato con orgoglio un ciclista in maglietta bianca,
collocato in cima a una sorta di grande baldacchino che si
muoveva sui pedali. Sullo stesso mezzo giallo c’erano
altri otto ciclisti che sorridevano fra le bandierine
colorate appese all’imponente telaio. Ma dietro non
mancavano tre passeggini per bambini. Un autentico catafalco
ambulante, architettato nel 1920 e rimesso sulla strada dal
gruppo Campanerut, Gasparotto e Favret di Bannia. «Speriamo
di arrivare in fondo» ha detto ancora l’uomo seduto in
alto, come un capitano di uno strano vascello. Poi tra lo
sferragliare di catene e pedali, l’agitarsi delle
bandierine e il suono delle trombette l’originale veicolo
è partito, sospinto da ben 18 gambe. Più semplice invece
la bicicletta di Fortunato Spago. «Il mio è un mezzo
centenario - ha detto - ha ancora il fanale a carburo».
Infine un tandem con due ciclisti avvolti in camici verdi da
sala operatoria. «E’ una biposto da soccorso», hanno
scherzato Marto e Roberto del “Team Cat” di Cordenons.
Ma accanto ai cittadini non è mancata la sfilata delle
autorità. Con il pettorale numero uno ha partecipato
l’assessore regionale allo Sport, Luca Ciriani. A fianco
di lui il sindaco Sergio Bolzonello, che ha affermato: «La
“Pordenone pedala” è una manifestazione che va tenuta
come punto fermo nell'attività della nostra città».
Inoltre, ospite d’eccezione, il mostro sacro della
ginnastica Yuri Chechi, che ha detto: «Mi piace partecipare
a un’iniziativa che propone un modo giusto di vivere la
città». E poi il vescovo Ovidio Poletto, che ha dato la
sua benedizione alla corsa, appuntamento irrinunciabile
nella vita di Pordenone.
Alessandro Sellan
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