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Storia Natura e Luoghi Fin dall’alto medioevo Sacile era un importante crocevia sulla strada che da Cividale portava a Pavia, allora capitale longobarda. Nel 796 il duca del Friuli Enrico fondò la chiesa di San Nicolò, accanto al porto e nel cuore del borgo. Nell’XI secolo Sacile divenne uno stato patriarcale il cui principi-vescovo vi soggiornava spesso, conferendole così un ruolo cittadino. Federico Barbarossa, prima di partire per la crociata dove troverà la morte, affidò le sue terre al patriarca Godofredo, ordinandogli di liberare il borgo sul Livenza. Così Sacile nel 1190 ottenne le libertà comunali e fu la prima città del Friuli a darsi statuti propri. Nel 1420 passò sotto il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia che la governava tramite un podestà di sua nomina. Così il Giardino della Serenissima, come la chiamavano i Veneziani, divenne una città signorile, abbellita dai palazzi dei nobili veneziani, animata da ospiti illustri e da intensi traffici commerciali. Con la cessione da parte di Napoleone di Venezia all’Austria, inizia un periodo infausto, segnato da guerre, requisizioni, miseria. Con la Restaurazione la situazione migliora: Sacile è definitivamente annessa al Lombardo Veneto e dal 1866 entra a far parte del Regno d’Italia.
La Sacile che oggi è dato vedere risale all’età rinascimentale e moderna, che è anche l’età dell’oro della Repubblica Veneta, alla cui “Serenissima” ombra la città-porta del Friuli si sviluppò, a partire dal 1420. Pressochè invidiabile, invece, e a malapena immaginabili, sono l e vestigia più remote o magari primitive: quelle che fecero della città, posta in luogo strategico, all’incrocio di una strada regia con un fiume navigabile, sia un florido emporio commerciale che una munita piazzaforte dello stato patriarca friulano. Evidentemente ci fu, nel trapasso dell’età medievale a quella moderna, un radicale “rimescolamento” urbanistico, che spazzò via innanzi tutto i castelli, forse anche qualche torre, il porto, il primitivo duomo, l’ospedale, quindi le pericolose strutture lignee, gli archi gotici, le volte a botte, i barbacani e i rivellini, le righe o calli, e diede vita in compenso a sontuose dimore, a più robuste mura difensive, alla loggia pubblica, a un nuovo importante edificio di culto, al fondaco, alle porte, ai borghi periferici … Cercare oggi tracce della Sacile medievale, avvero patriarchina, sotto o dietro la spessa coltre della ricostruzione moderna, avvero d’ispirazione veneziana, è impresa assai ardua. Eppure, nonostante il precario linguaggio delle testimonianze archeologiche e l’assenza di attestazioni scritte anteriori al 1100 circa, sono molti gli indizi che rimandano all’età altomedievale, e più esattamente all’VIII secolo la nascita di Sacile.
Sacile vanta una delle più antiche e originali
manifestazioni popolari del Friuli Occidentale: la “Sagra dei Osei”
Da un documento datato 2 agosto 1274 risulta che la Magnifica Comunità
Sacilese chiese ed ottenne dal Patriarca di Aquileia Raimondo Della Torre
che il mercato di volatili dedicato a San Biagio fosse trasferito
entro le mura cittadine, precisamente nella pubblica piazza. Nel
1334 un altro documento del Patriarca Bertrando concesse ai Sacilesi
privilegi speciali per tale mercato in segno di riconoscenza per la fedeltà
dimostrata. In seguito altre “carte” attestano l’importanza
acquisita dallo stesso e nel 1907 il Comune decise di promuoverlo
attraverso l’istituzione di un Comitato Organizzatore. Fu così che il
mercato di San Lorenzo si trasformò in una vera e propria festa canora,
denominata “Sagra dei Osei”, che, in breve, grazie alla promozione di
quotidiani e periodici nazionali acquisì risonanza nazionale. La Pro
Sacile è l’ente preposto alla sua organizzazione, che trasforma
piazze e parchi in boschetti che ospitano uccelli d’ogni tipo, anche
esotici. Il momento più emozionante è di primo mattino, quando gli
uccelli canori iniziano un incredibile concerto, che si diffonde
nell’aria fresca fin sul solenne corso del Livenza, che attraversa
il centro di Sacile. Un’apposta giuria s’incarica di premiare la
bestiola più valente, che diventa motivo d’orgoglio per il suo
allevatore e di non celata invidia da parte degli incantati spettatori.
Dal 1957 la “Sagra dei Osei” è iscritta nel calendario nazionale
delle mostre ed esposizioni quale “Esposizione nazionale degli
uccelli”, che nel corso del suo secolare cammino si è arricchita di
altre manifestazioni quali: l’esposizione nazionale canina, la mostra
– mercato degli uccelli da cortile, mentre un’intera sezione è
dedicata alle api e ai loro prodotto, in particolare al miele. La prossima
edizione si terrà domenica 20 agosto e sarà preceduta dalla serata di
sabato che con la sua aria festosa attira migliaia di visitatori.
Storia, Cultura e Musica a
testimonianza dell’insostituibile attività che la Società Filarmonica
di Sacile ha svolto nel tempo, educando generazioni di giovani
all’ascolto e alla conoscenza della musica, ottenendo approvazione ed
ammirazione dalla cittadinanza. Aperta e sensibile alle nuove esigenze,
detta Filarmonica non ha disdegnato di arricchire il proprio repertorio
con brani moderni che tuttavia nulla tolgono alle tradizionali musiche
sinfoniche, operistiche e classiche che l'hanno lodevolmente
contraddistinta nel passato e che ancora costituiscono una fonte ed una
risorsa irrinunciabili. Oggi, come allora, il Complesso
Filarmonico si presenta con la stessa passione, fiero di rappresentare una
notevole parte della storia di Sacile e nel contempo impegnato a garantire
la continuita' per l'avvenire. I ringraziamenti non possono mancare. Le
origini della Filarmonica di Sacile, risalgono alla metà dell’ottocento
come banda cittadina (1846-1860), favorita dalla tradizione musicale che
in Sacile ha avuto i suoi momenti più significativi nella istituzione dei
maestri di cappella del Duomo di san Nicolò, nei complessi settecenteschi
della nobiltà e nelle attività del Teatro Sociale. Per la banda ebbe
inizio un periodo di significativo splendore a partire dal 1870 allorché,
la cronaca ci tramanda il successo ottenuto dalla banda a Udine, in
occasione dell’inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II nel
1882. Il 2 gennaio 1922, nei locali del Teatro Sociale sotto la
Loggia, si tenne una assemblea dei soci promotori per dare vita ad una
Società Filarmonica che ripristinasse la tradizione bandistica e lo
studio della musica a Sacile. Rinacque la Scuola di musica e se ne creò
un’altra, la scuola di Strumenti ad arco, che trovarono pronto sostegno
nell’amministrazione comunale. L’amministrazione comunale tenne in
organico il posto di ‘maestro’ fino al dicembre 1951 in concomitanza
con la messa in quiescenza del maestro Romagnoli, ed in seguito mantenne
un interesse per la Società Filarmonica, sia pure su un piano diverso.
Negli anni più recenti, la Filarmonica di Sacile ha compiuto importanti
passi verso la modernizzazione del suo repertorio, conservando le
partiture classiche ed introducendo arrangiamenti in chiave moderna o da
big band. Nel marzo del 1986 nella scuola elementare centrale, su
iniziativa del maestro Franco Gava, nasceva il coro dei Piccoli Cantori,
che è diventato in seguito interscolastico. Da due anni il Coro è
gestito direttamente dall’Istituti filarmonico. La Croce “del Livenza”
La Croce, simbolo e
proposta di vita (Conferenza
Episcopale italiana) “La Croce: proposta di vita che comporta un sacrificio, faticoso, ma luminoso e di speranza” – Il linguaggio religioso per la sua natura è il simbolo, quindi i simboli hanno un valore fondamentale per ogni espressione religiosa. Per il cristianesimo, il segno della Croce è particolarmente distintivo di un’appartenenza. E’ di per sé uno specifico richiamo ad un gruppo di persone che s’incontrano intorno a quel simbolo, e lo propongono. Questo linguaggio – ha spiegato la C.E.I. – richiede un approccio educativo per essere compreso, la sua è una modalità di non facile avvicinamento, come la poesia e l’arte in genere: la scuola è il luogo in cui per eccellenza si avvicinano e si maturano questi accostamenti. Oggi gli studenti vivono sempre più ogni realtà in maniera individuale; i simboli allora diventano più preziosi, come strumenti per dialogare con gli altri e con la Chiesa. Secondo il Vescovo di Roma – Papa Benedetto XVI, “segnare se stessi con il segno della Croce è pronunciare un sì visibile e pubblico a Colui che è morto per noi e che è risorto, al Dio che nell’umiltà e debolezza del suo amore è l’Onnipotente, più forte di tutta la potenza e l’intelligenza del mondo” e il gesto fondamentale della preghiera del cristiano. Il Papa ne ha parlato domenica 14 settembre all’Angelus meditando sul significato della festa liturgica dell’Esaltazione della Santa Croce. Nell’anno dedicato all’Eucaristia, il Pontefice ha invitato a meditare particolarmente “sul profondo e indissolubile legame che unisce la celebrazione eucaristica e il mistero della Croce”- e l’Eucaristia è il memoriale dell’intero mistero Pasquale: passione, morte, discesa agli inferi, risurrezione e ascensione al cielo, e la Croce è la manifestazione toccante dell’atto d’amore infinito con il quale il Figlio di Dio ha salvato l’uomo e il mondo dal peccato e dalla morte. La chiesa di San Gregorio, restaurata dalla Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Friuli Venezia Giulia la ex chiesa di San Gregorio, sita in quell’omonimo antico borgo, posto tra il corso fluviale e stradale, conserva infatti, la sua integrità urbanistica-architettonica. Sorta nel 1366 come sostegno spirituale nel vicino ospedale su un’altura nei pressi del Livenza. Una particolare cura è stata posta nella messa in luce e recupero di antichi intonaci e frammenti di affreschi del quattrocento e del cinquecento di motivi ispirati agli esempi illustri nel “genere” della grottesca. San Gregorio, centro culturale nel circolo vitale della comunità sacilese, presenta nella sua mostra questa Croce di antica fattura, una testimonianza di una città storica.
La “Pordenone Pedala” dedica uno spunto nella Storia di Ceolini nel
trentesimo compleanno della “Ceolini in Bicicletta” gita
cicloturistica del territorio altoliventino, una domenica mattina in
campagnia ed allegria, ammirando le bellezze artistiche, naturali e
paesaggistiche, nata dall’immagine molto vicina alla “Pordenone
Pedala” e dalla quale ne ha tratto la carica e l’entusiasmo.
La manifestazione si svolge costantemente
nell’ultima domenica di maggio. Con un documento del 17 luglio
1526 comincia la storia di Ceolini “della famiglia Ceolin”.
“Manfredus q. Petris Civulini de Campea”, vende a Sebastiano Redivo di
Roveredo un campo confinante con terre di “Joannis Civulini de
Runchis”. In principio ci fu il gruppo di
Ronche: “Li Civolini di Ronche”, in seguito probabilmente
staccandosi da quello, un gruppetto salì a costruire i casoni in
“campagna” e diventò “Li Civolini di Campagna”, da questi due
gruppi si staccarono in tempi diversi, famiglie che andarono a stabilirsi
a Villadolt, a Fontanafredda, a Talmasson e a Vigonovo. Per tantissimi
anni lassù solamente famiglie Ceolin abitarono e così Cevolini di
Campagna oggi, Campagna dei Cevolini domani, ad un certo punto
quegli otto o dieci casoni finiscono per essere chiamati “i Ceolini”:
ad Civolinos, dice un documento del 1561; in loco dicto li Civolini, dice
un altro del 1566. Il nome di questa bella frazione “I Ceolini”
dell’attuale Comune di Fontanafredda era nato, come si è visto, dal
cognome dei fondatori. Come mai, potrebbe domandarsi qualcuno, ai Ceolini,
paese che dai Ceolin fu fondato, non c’è più nessuno famiglia
Ceolin. La risposta si trova leggendo il libro
“Vecchie Storie Di Gente Nostra” di Nilo Pes, edito dal Comune di
Fontanafredda. La Burida “Porcia-Pordenone”
Un’oasi per il territorio pordenonese a due passi dal centro cittadino Una grande passione per la natura, un
grande rispetto per l’ambiente che si riscontrano non solo nella
continua ricerca di innovative soluzioni per riscaldare naturalmente
riducendo al minimo le emissioni nocive, ma anche nella convinta adesione
a progetti di riqualificazione ambientale. Come ad esempio il piano di
recupero del lago della Burida, una vera e propria oasi vicinissima al
centro di Pordenone. Si tratta di un bacino artificiale progettato e
costruito alla fine dell’800 per produrre energia elettrica e dare
sostentamento a centinaia di famiglie pordenonesi. Nato per mano
dell’uomo, il lago sembra quasi essere stato disegnato e voluto dalla
natura stessa, con la forma sinuosa, lo scorrere armonioso degli
affluenti, lo sviluppo spontaneo della vegetazione, che sembra aver
avallato negli anni il lavoro umano, valorizzandolo. Un perfetto connubio
tra funzionalità e compatibilità ambientale, che ha trasformato il lago
della Burida in una preziosa risorsa per il tempo libero dei pordenonesi.
Una risorsa che purtroppo è stata via via dimenticata, abbandonata. Ma il
lago ha saputo aspettare, conservando intatta nel tempo tutta la sua
energia vitale ed è ora pronto a farci riscoprire i suoi tesori, le
piante che prosperano sulle sue sponde, gli animali che popolano le sue
acque. Oggi il lago della Burida torna finalmente a vivere in un
progetto di riqualificazione fortemente voluto da Palazzetti, in
collaborazione con i Rotary Club Pordenone e Pordenone Alto Livenza e con
il patrocinio della Provincia di Pordenone e dei comuni di Porcia e
Pordenone.
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