1973 - Un’idea nata sul Trasimeno

Non passerà certamente alla Storia, quella con la esse maiuscola, (nè, credo, ambisca a tanto), ma è certo che il geometra Antonio Sanviti sarà ricordato, non tanto perché zelante funzionario dell'Ufficio Tecnico Erariale, dove ha lavorato per 35 anni, quanto perché ideatore della "Pordenone pedala".

"Se non avessi lavorato all'Ute - egli precisa - l'idea sarebbe annegata, prima di nascere, sulle acque del Trasimeno e non sarei stato ricordato affatto".

Parla a ragion veduta, visto che la "lampadina" gli si è accesa, mentre stava rientrando da Assisi - la città del poverello Francesco - dove aveva partecipato a un congresso nazionale dei geometri catastali. "Era il 6 maggio 1973 e il treno costeggiava il lago Trasimeno quando notai una comitiva di cicloturisti che pedalava allegramente, alternando volate mozzafiato a pause ristoratrici.

Mi sono detto: "L'automobile sta relegando sempre più in un angolo la bicicletta, con la quale oramai si cimentano soltanto gli agonisti. Perché non promuoverne il rilancio anche a Pordenone con una grande manifestazione, in grado di far trascorrere alla gente una domenica diversa, non pianificata, divertente?

Personaggi "storici" della "Pordenone pedala": Antonio Sanviti, Demetrio Moras, Paola Vìati, Piero Di Giusto, Agostino Cozzoìino e Bruno Marcolin.

Ho pensato a una sorta di variopinto "happening" per migliala di persone, a una salutare "sgambata" su un tracciato facile e suggestivo, in grado di dimostrare come la bicicletta sia ancora un comodo mezzo per ottenere e conservare un buon tono atletico, per muoversi agilmente nell'intri­co del traffico sempre più tiranneggiato dalle quattro ruote, per stimolare fra i giovani la pratica agonistica, sulle orme dei grandi campioni del pedale che hanno entusiasmato generazioni di tifosi. L'iniziativa poteva aiutare a rendere accettabile anche la rinuncia all'auto, imposta dal Governo per la necessità di risparmiare il costoso petrolio (ricordate l'escamotage", in forza del quale le auto con targa pari restavano in garage nelle domeniche in cui correvano quelle con targa dispari e viceversa?). Conclusi che era il caso di partecipare l'idea a chi di dovere".Sanviti non aveva dubbi sulla persona da coinvolgere, perché l'unica - a suo giudizio - in grado di tradurla in pratica.

Diverse generazioni affratellate dalla "Pordenone pedala": da sinistra, Giacomo Marchesini, Giuseppe Gregoris, Alessandro e Alprimede Visentini.

Si trattava di Demetrio Moras, che, sul momento, gli parve non dimostrare l'entusiasmo che si attendeva.

"Non è vero - protesta sorridendo Demetrio - trovai buonissima l'idea di Antonio, ma non ebbi modo di approfondirla subito, perché impegnato a portare a termine un torneo di calcio che avevo organizzato in città. Lo conferma l'attenzione che dedicai alla "cicloturistica" di Milano, svoltasi pochi giorni dopo, con la partecipazione di 1300 persone: un successo clamoroso - scrissero i giornali -degno davvero di una metropoli".

L'exploit, in verità, era stato rilevante, ma vuoi vedere che la piccola Pordenone saprà fare le scarpe alla grande Milano?

Sia, dunque, sfida fra Davide e Golia. Alla fine vedremo chi la spunterà. "Non è stato un peccato di presunzione", conclude Demetrio, con aria furba.

Intorno a sé egli chiamò subito un gruppo di amici, che si costituirono in Comitato Organizzatore della "Pordenone pedala", (questa la denominazione data alla manifestazione).

Doveroso - in questa sede - ricordarne i nomi: Luigi Marchese, Rino Gobo, Antonio Sanviti, Agostino Palazzo, Pietro Franco, Lucio Rasura, Graziano Battistella, Guerrino Moras, Luigi Lauro, Francesco Piuzzi, Gianni Dal Grande, dott. Luigi Populin.

Il percorso della prima edizione venne accuratamente studiato: doveva essere relativamente breve, con partenza e arrivo a Pordenone, senza difficoltà altimetriche, su strade asfaltate e, possibilmente, chiuse al traffico. Dopo diversi sopralluoghi ( volti a definire le modalità del rifornimento volante) fu ufficializzato: interessava la zona del legno, dove si era compiuto nell'arco di soli vent'anni il miracolo della trasformazione di un territorio ad economia squisitamente agricola in industriale a tecnologia avanzata, capace di sopravanzare le classiche aree mobiliere lombarde. Sessanta i chilometri da percorrere. Una scelta mirata, promozionale di un territorio in pieno sviluppo e di un ambiente quanto mai suggestivo e, per di più, poco conosciuto. Nessuna difficoltà, invece, per la data di svolgimento: una delle prime domeniche di settembre, mese ideale, per la sua collocazione (subito dopo la stagione della vacanze), per il clima (ancora estivo, ma più fresco, quindi perfetto per correre in bicicletta), per la concomitanza con la Fiera Campionaria del Friuli-Venezia Giulia, che richiama a Pordenone migliala di visitatori (e l'attenzione particolare dei "media").

La premiazione dei più anziani partecipanti da sinistra: Demetrio Moras, Giulio Zanet, Luigi Maniago, Riccardo ZUle, Giuseppe Gregoris.

Nella circostanza Demetrio Moras si rivelò un "promoter" eccezionale. Forte della buona esperienza accumulata nel mondo del ciclismo e del calcio, ma soprattutto grazie a talenti personali che ebbe modo dispiegare anche in settori di attività del tutto diversi, ottenne la simpatia e la collaborazione delle Istituzioni locali, delle Forze di Polizia e dei Carabinieri, dei Cb della provincia (in prima fila quelli di Sacile), della motostaffetta con i colori della Dall'Agnese. di medici e infermieri professionali, nonché l'aiuto materiale di ditte commerciali e di industrie prestigiose.

Seppe, soprattutto, coinvolgere e scatenare l'entusiasmo di giovani e anziani, donne, uomini e bambini, che si presentarono al via in 1750, un numero eccezionale, del tutto inatteso. Molti con mezzi meccanici paradossali, che assomigliavano a tutto meno che alla bicicletta che tutti noi conosciamo, comunque ammessi dal regolamento, altri con sofisticati modelli da competizione, altri ancora con abbigliamenti stravaganti.

A proposito del regolamento: in 12 articoli comprendeva tutto quanto poteva prevedersi per una manifestazione tanto semplice e, nel contempo, complessa, riguardando le modalità di organizzazione e partecipazione, i mezzi di locomozione, il percorso, il rifornimento, la velocità, le iscrizioni, le operazioni di partenza e di arrivo, lo svolgimento della corsa, il riferimento al codice della strada, le responsabilità.

A conclusione della manifestazione, Demetrio Moras riunì attorno al Comitato Organizzatore, collaboratori e amici, per trarre le somme di un'esperienza che, se ripetuta, (ma ormai non c'erano più dubbi) avrebbe richiesto un impegno ancor maggiore.

L'incontro si risolse in una festa in famiglia, con riconoscimenti per Sanviti, i dottori Populin, Pugliese, Salsilli e Di Bari, (che avevano assicurato l'assistenza medica ai cicloturisti) e il direttore della gita Gianni Dal Grande.

Un premio particolare fu assegnato a Riccardo Ziile, "compare d'anello" e gregario del mitico Ottavio Bottecchia, che mantenne con il collega e amico un rapporto fraterno, tanto da farsi padrini di Cresima e di Battesimo delle rispettive fìglie.

All'incontro era atteso anche Gino Bartali, che non fu presente, perché colpito da un lutto in famiglia: la morte della madre.

Toni Pavan e Giancarlo Toto

Volti noti alla partenza

da sinistra:

Giacomo Marchesini, Ottone Zanolin e Graziano Giovanotti

 

Il gruppo "Savio" di Pordenone con, al centro, la prima miss della manifestazione

 

L'apoteosi finale allo
Stadio "Bottecchia"

 

I partecipanti: 1750

Lo starter: Toni Pessot.

Adesioni ex campioni e agonisti: Gino Bartali, Dino Zandegù, Guido Pinarello; Riccardo Ziile (del 1893), Luigi Maniago di Arzene (del 1895). Giulio Zanet, Giuseppe Gregoris (Orina) e Leopoldo Mascellari (del 1905).

Quota d'iscrizione: L. 1000.

Commenti della Stampa:

"Successo organizzativo e propagandistico oltre le previsioni"; "Uno spettacolo indimenticabile, seguito da migliata di persone festanti, sia alla partenza che lungo il percorso".

Tipi di biciclette:

Preistorìche, riesumate dai luoghi più estemporanei: cantine, soffitte, fienili: la più veneranda aveva 150 anni; c'era anche un prototipo, con sopra una damigiana di 30 litri (riempita di vino), realizzato nelle Officine di Sergio Bonadio.

Curiosità:

- Numerosi i samaritani disposti a rifornire (di locai e verduzzo) i pedalatori stanchi o affaticati; posti di ristoro "abusivi" (si fa per dire): la cooperativa di Palse e il bar Pujatti di Puja.

Euforico il clima nella comitiva, con apoteosi finale al "Bottecchia" con battimani, pacche sulle spalle, baci e abbracci nel momento della premiazione. Apprezzata la cortesia degli uomini nei confronti del gentil sesso, particolarmente numeroso.

- Il traffico lungo il percorso è stato regolato dalla Polizia Stradale di Pordenone, al comando del capitano Lamponi, dai Carabinieri e dai Vigili Urbani dei centri attraversati dalla carovana.

- Il rifornimento volante ha avuto luogo sul tratto della provinciale che collega Vigonovo e Sacile.

-I "furbi" (che non mancano mai) sono saliti per qualche tratto sui furgoni, poi, in prossimità dell'arrivo, sono risaliti in sella, arrivando freschi e pimpanti al traguardo.

- Molto applaudito il signor Martinez di Acapulco, presentatesi con in capo un enorme sombrero.

- Notato un bersagliere in sella a una vecchia bicicletta dei "piumati", del peso di ben 27 chili.

 


Da sinistra il piccolo Bepi con il papà Franco Gallini al cui fianco c'è il noto giornalista Gildo Marchi.

 

Nella sua Taverna Toni Pessot, a destra, con gli amici Gildo Marchi, Marino Basso e Dino Zandegù.