1991 - Di fonte in fonteSepolta sotto un'immensa alluvione di sassi e ghiaia, residuo di intere montagne sbriciolate dagli agenti atmosferici e trascinate a valle (quasi una poltiglia) da ruggenti torrenti; risorgiva sulla fascia mediana della pianura, a formare mille fonti, laghetti e sorgenti; irrefrenabile verso il mare, a malapena trattenuta da argini mai sufficienti, l'acqua ha condizionato nei secoli l'ambiente e la vita delle nostre genti. A nord, negandosi alle colture, ha disegnato un ambiente desolato, così descritto da un attento viaggiatore dell'Ottocento: "Lande incolte di terreno ghiaioso vi attendono, più bisognose di qualunque altra regione, il beneficio di un po' d'acqua che le irrighi. Vaste estensioni di terreno infecondo, quasi disabitato, ove non pur le eriche attecchiscono e le gramigne sembrano riarse dando l'idea del deserto, specialmente quando la bora, non trovando ostacolo in alcuna vegetazione, fischia impietosa sul piano desolato cacciandosi innanzi la polvere e piegando a terra i secchi steli di finacchio selvatico". Lande che, malgrado tutto, uomini tenaci hanno abitato, scavato con aratri primitivi e, da pochi riquadri di terra resi fertili, ricavato il poco necessario per vivere, sia pure fra stenti e sofferenze indicibili. A sud, suo regno indiscusso, l'acqua ha disegnato un paesaggio di acquitrini, di boscaglie, di lagune, in un trionfo di verde, dentro il quale l'uomo ha tracciato ardite strade e solcato con chiatte, bragozzi e naviglio casereccio torrenti e fiumi fino a Venezia, facendone vene e arterie di un corpo vivo e operoso. Oggi tutto è cambiato: la brughiera è stata rigenerata dall'irrigazione ed esibisce ora, con la vanità dei pastelli, lunghi filari di viti e alberi da frutta, accuratamente difesi da impalpabili teli di plastica; la bassa pianura resa fertile dall'imbrigliamento delle acque e dalla bonifica e sgomberata dai boschi, è un'enorme distesa di campi di grano e mais, dalla quale spuntano - macchie di colore e vita - operosi centri abitati, ferventi d'iniziativa e lavoro.
Un gruppetto di arzilli vecchietti. Il primo e il secondo da destra sono Mario Boranga (classe 1905) e Remo Basaglia (classe 1919), che ha partecipato a tutte le edizioni della manifestazione. Il cambiamento dell'ambiente, a nord come a sud, è stato tanto clamoroso e rapido da sorprendere un po' tutti: basta un'assenza di qualche anno per ritrovare un luogo, un tempo familiare ed amico, del tutto sconosciuto. I ritmi micidiali di una vita condizionata dalla sua stessa opulenza hanno la capacità allucinante ai rendere alieni financo i luoghi della memoria. Eppure la frattura fra Fieri e l'oggi, per chi sa e vuole guardare è meno profonda di quanto sembri: testimonianze di un passato che, culturalmente, ci appartiene esistono ancora. Sta alla nostalgia cercarle e ritrovarle, molto spesso in circostanze occasionali, create inconsciamente da altri: si possono allora recuperare momenti di indicibile dolcezza, volti smagati uscire dalla nebbia, luoghi, odori, palpiti riesplodere in tutta la loro vitalità infantile, n tutto in un baleno, ed è come il disegnarsi nel cielo di una saetta o l'iracondo furore di un tuono.
Querenghi Giovanni di Aviano con la sua bicicletta Bianchi de2 1915 assiduo partecipante alla Pordenone pedala. La "Pordenone pedala" ha riservato siffatte sorprese in questa edizione tutta particolare, giocata lungo un itinerario (già percorso, nella Xa edizione, ma con altro spirito e intendimenti), sintetizzato dall'azzeccato slogan conduttore studiato dagli organizzatori: "Di fonte in fonte". E' stato uno srotolarsi di ambienti pieni di fascino e suggestione, dove memoria e realtà, mattoni e vetrocemento convivono, dove l'antico mulino affonda ancora la sua ruota sull'acqua della roggia - meno pulita di un tempo - e dove , poco distanti l'una dall'altra, la grande fabbrica automatica della "Zanussi" lavora a ritmi continui e la Base Usaf lancia nel cielo i neri "Stealth", frecce armate, che sfuggono financo all'occhio ingordo dei radar. E' vero che quando sei in bicicletta, il tempo per guardarti attorno è scarso perché i muscoli sono induriti per lo sforzo troppo brusco e imprevisto, il soprassella protesta e il sudore scende sugli occhi. Eppure i tuoi sensi percepiscono ogni cosa: lo sfrigolio dei tubolari sull'asfalto, il profilo incombente delle montagne, l'odore dell'erba dei fossati, dei grappoli d'uva matura, che attendono d'essere vendemmiati, i suoni, nelle loro infinita varietà di toni. Sarà per l'effetto stimolante dell'acqua, ovunque presente, per quell'andare in luoghi che sai comunque amici, oppure per la rassicurante vicinanza di Pordenone (l'arrivo, il traguardo, la fine della fatica) che si intuisce - e spesso si vede - sotto il basso orizzonte: resta il fatto che la passeggiata in bicicletta, mai come stavolta, si è arricchita di emozioni, suggerite soprattutto dall'ambiente naturale che ha percorso.
Con questo coloratissimo costume Tacito Vìncenzini si è presentato a/ via della 19a "Pordenone pedala". Giusto nel mezzo di questa pianura così diversa, lungo l'asse della Pontebbana, si è attestata la nuova ricchezza del territorio, l'industria con i suoi capannoni, il suo cemento, i Tir colmi dei suoi prodotti e di materie prime, lasciando ben poco spazio alle preesistenze (case coloniche, cortili, aie) che, tristemente cadono a pezzi, prima che i bracci delle ruspe (grandi broccia pietose), ne interrompano l'agonia. n percorso della 19° edizione della "Pordenone pedala" si è sviluppato quasi interamente lungo la fascia delle risorgive, all'estremità delle conoidi alluvionali che si sono allungate dalle vallate fino all'alta pianura pordenonese, formando un materasso ghiaioso che raggiunge una profondità anche di 300 metri e digrada poi rapidamente verso la linea delle risorgive, dove l'acqua, dilavata dalle montagne e portata sin lì da innumerevoli torrenti sotterranei, riemerge abbondante, riversandosi poi, in mille rivoli, nei corsi maggiori (Noncello, Meduna, Livenza)
Alessandro Sebastiano, Demetrio Moras, /saia Gasparotto, il cosigliere regionale Spagnai, il sindaco Alvaro Cardin, Adrìano Bomben, Gianni Dal Grande, Domenico Moro. La colorita comitiva ha vissuto, un'altra esperienza, targata "Pordenone pedala", una manifestazione che va ben oltre l'episodicità di una giornata diversa e può diventare, di colpo, uno scrigno aperto di sentimenti indefiniti, di stati d'animo insospettabili. Nel momento più gioioso, quello vissuto al parco Galvani, è storta però percorsa da un'ombra di mestizia, quando la voce di Demetrio Moras si è levata per ricordare Olivo Cipolat, scomparso nei primi mesi dell'anno. Chi era Olivo Cipolat? A unanime giudizio di quanti lo hanno conosciuto (ed erano in molti, a Pordenone e in provincia, non soltanto nell'ambiente dello sport e del cicloturismo in particolare) un uomo buono, modesto, generoso. Per lunghi anni zelante dirigente della Pretura di Pordenone, aveva aderito con gioia all'invito di Moras ad entrare nel Comitato Organizzatore della "Pordenone pedala", di cui era divenuto, in breve, un elemento "di punta" per la sua affidabilità, il suo entusiasmo, la sua semplicità, che esaltavano una intelligenza viva e una solida base culturale, arricchita da un operoso quanto discreto approfondimento personale. A ragione Moras lo ha definito "persona molto amata da tutti noi per la sua disponibilità e sensibilità". Nel silenzio più assoluto dei "cinquemila", le meste note della Fanfara dei Bersaglieri hanno materializzato, insieme alle parole, il generale cordoglio per la perdita di una brava e stimata persona.
Partecipanti: 4.987. Il tema dell 'edizione: "Tra storia e natura", in piena sintonia con l'ambiente e i centri attraversati. Fra questi ultimi, il più antico è Aviano, fondata intorno al Mille. A Castello si conservano i ruderi di un fortilizio fatto erìgere, nel 976, dal Patriarca di Aquileia e nella chiesetta sono stati rinvenuti affreschi, che si fanno rìsalire al XII secolo. La comunità avianese ha accolto la "Pordenone pedala" con grande simpatia. L'Amministrazione Comunale ha dato il massimo appoggio agli organizzatori affinchè i cicloturisti trovassero un ambiente amico e tutto in perfetto ordine nella zona ristoro, centrando l'obiettivo. Mister Ciccione: Ennio Corazza, popolarissimo "Nerone" che, stavolta, grazie ad un'intensa cura ingrassante, con i suoi 150 chilogrammi l'ha spuntata sul rivale di sempre, Gian Luigi Zuliani di Cinto Caomaggiore, fermatesi a quota 147 chilogrammi, al quale i "fans" - di fronte alla sua "asciuttezza" - hanno chiesto quale tipo di dieta miracolosa stesse facendo. Al terzo posto si è piazzato il "solido" Franco Badin di Maniago (128 chilogrammi), seguito da Ido Da Ros di Vittorio Veneto (127), Carlo Rè di Pordenone (125) e Andrea Pignatin, pure di Pordenone (120). Lady Cicciona: Amabile Canton di Porcia. 70 anni, (88 chilogrammi). Sue damigelle Grazia Trevisan (86 chilogrammi) e Bruna Zorzi (85). Più Anziani: Guido Stari (1904) seguito da: Giuseppe Gregorìs (1905), Lino Deganutto di San Vito al Tagliamento (1911), Aloide Marcuz di Pordenone (1915) e Marco Bragadin di San Vito (1918). Più anziane: Mafalda Nardioli di Cinto Caomaggiore (1919), Amabile Canton di Porcia (1921) e Fausta Fedrigo di Vigonovo(1924). Mister baffo: Firmino Cattaruzza di Pordenone. ha preceduto Mario Bolzan di Sacile e Giovanni Fedrigo di Fontanafredda. Miss "Pordenone pedala": Lara Battìston, 18 anni, di Basedo di Chions, studentessa di ragionerìa, da quattro anni presente alla "Pordenone pedala". "Mai avrei pensato di divenire la miss di questa bella manifestazione", ha detto sorpresa e felice dopo la proclamazione. Le "deluse", ma ammirate e applaudite come Lara Silvia Alba di Pordenone (18 anni), Crìstina Piva di Porcia (22 anni) Barbara Valentinuzzi di Pordenone (22 anni), Manuela Ervoni di Pordenone (20 anni) e Sabrina Ceolin di Cordenons (17 anni). Bicicletta caratteristica: "Mezzaluna", realizzata da Vittorio Rizzetto di Maron di Brugnera. Gruppi più numerosi: Ancora una volta con distacco, si è affermato - nella speciale graduatoria - il "Tempio delle Vacche" con ben 700 partecipanti. Al posto d'onore "Gli Sfaticati" di San Giovanni del Tempio di Sacile con 250 e il Gruppo Avis postelegrafonici di Pordenone con 200. Stranieri: Al solito numerosi. Per la prima volta hanno partecipato 50 extracomunitari, tra i quali Michel del Togo, che, dopo esser stato ospitato dai padri Comboniani, ha trovato un lavoro in un 'impresa edile e dichiara di voler sistemarsi a Pordenone, dove si è trovato benissimo. Un cinese, un costaricano, avieri Usaf di Aviano, svizzeri, australiani, francesi, venezuelani, messicani e molti jugoslavi hanno infoltito la numerosa rappresentanza di stranieri, accolti con viva simpatia dagli indigeni e dagli organizzatori. Rifornimenti: Imponente, ancora una volta, il corredo dell'ennesima edizione: medaglie, panini, bibite, numeri stampati con il nome dello sponsor "Moro spa", confezioni di latte Soligo, assicurazioni Dal Cin, confezioni thè Lipton, succchi di frutta Conad, pastasciutta confezionata dal "ristoro Conad" in collaborazione con i militari, lattine di Coca Cola light. Tutto moltipllcato per cinquemila. |
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Il
cav. Olivo Cipolat mentre esibisce alcune coppe, che tante volte ha
consegnato personalmente ai vincitori dei vari concorsi.
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