1997 - Venticinque anni, una vita

Dicono che una mostra d'arte priva di un catalogo sia come un colpo di vento, un'emozione che resta per un attimo sospesa nell'aria e poi fugge, travolta da altre, più immediate, più forti.

Oppure come acqua che scivola sulla pelle, lasciando un brivido che il calore del corpo brucia in un istante.

Altrettanto potrebbe accadere del quarto di secolo che la "Pordenone pedala" festeggia quest'anno se la celebrazione si limitasse alla classica cerimonia con i soliti, stereotipati discorsi.

Gli organizzatori ritengono di scongiurare questo pericolo con la pubblicazione di un libro che ciascun partecipante all'edizione del venticinquesimo troverà nel bustone che gli sarà consegnato al momento dell'iscrizione e contenente i consueti sussidi informativi e logistici.

Perché proprio un libro? Perché è l'unico strumento capace di trasferire nel tempo (quindi di recuperarli per intero) fatti, eventi, emozioni.

Solo un libro sa ricreare il "respiro" del tutto particolare di una manifestazione come la "Pordenone pedala", che è competizione e vetrina, ma anche il suo contrario, qualcosa che, magari per un solo istante, sa restituirci il piacere di stare insieme, lo stupore della riscoperta di luoghi e persone, consuete, ma mai davvero conosciute, la consapevolezza dei propri limiti fisici (i muscoli induriti, il soprassella dolorante, le ossa rotte), ma anche la gioia di scendere dalla bicicletta e sten­dersi sull'erba per riposare.

Piccole, modeste cose, senza le quali, però, tutto si impoverisce nella noia del quotidiano, nella meccanica ripetizione di gesti e parole, in un sordo silenzio dell'anima e che, sfogliando il libro della "Pordenone pedala", possono tornare alla mente e far battere più velocemente il cuore.

Un miracolo, dal momento che sembra sempre più difficile ricordare. Soprattutto le emozioni. Venticinque anni rappresentano, oggi, un terzo delle aspettative di vita dell'uomo italiano. Se li pensiamo nell'ottica del futuro, ci sembrano enormemente lontani; se, per contro, rovesciamo il discorso, ci sorge spontanea una domanda: "Come è possibile siano passati così velocemente?


Roberta Carcassara, graziosa rappresentante dei Vigili Urbani di Pordenone, colta l'anno scorso con il sindaco Pasini e con Demetrio Moras nel momento in cui ritira la coppa destinata dagli organizzatori al Corpo in segno di ringraziamento per la collaborazione ricevuta. Si sposerà quest'anno, nei giorni della 25a edizione, alla quale è inten­zionata a partecipare (auguri alla sposa).

Anche per questo ricordare diventa un'esercizio difficile, non importa l'oggetto sia un evento positivo o negativo. Lo sforzo di dominare il presente per garantirci una qualche certezza sul futuro è tale da indurci, troppo spesso, a rinunciare alla memoria del passato.

Se qualcuno di noi non si rassegna a questa atonia e ama cullarsi nei ricordi e ritiene che in questa categoria vi sia anche la "Pordenone pedala", dovrà convenire con gli organizzatori che il libro è il miglior modo di festeggiare i cinque lustri della manifestazione.

Lustri che sono trascorsi davvero velocemente: basti pensare che i piccoli di uno o due anni che i genitori nel 1973 portarono allegramente sul sellino su e giù per le strade del Pordenonese, oggi sono giovanotti di 25-26 anni; che i loro padri ne hanno 50-55 e che l'arzillo nonnetto, premiato al parco Galvani, oggi si ritrova sul gobbo quasi cent'anni.

Con una differenza: noi siamo invecchiati, la "Pordenone pedala" no, anzi, ad ogni edizione si propone più bella ed elegante, tanto da trovarsi attorno sempre nuovi corteggiatori.

Il suo segreto è racchiuso in una sola parola: organizzazione: quella che hanno saputo darle Demetrio Moras e i suoi collaboratori, puntando:

a) sulle capacità personali maturate nel severo ambiente del ciclismo, in qualità di corridori, di giudici di gara o di dirigenti di Società;

b) sulla bontà della formula, anno dopo anno potenziata e mai sconvolta;

e) sul costante appoggio di istituzioni, enti, associazioni e privati (soprattutto privati), che, in qualità di collaboratori, sostenitori e sponsor) hanno garantito alla manifestazione l'equilibrio economico dei conti e, quindi, la sua totale autonomia gestionale e organizzativa.

E' certo che la "Pordenone pedala" ha accresciuto il livello di civiltà della nostra comunità, inducendola a meglio conoscere il patrimonio storico, artistico e culturale della sua terra, a rispettare l'ambiente naturale, a stare insieme, che significa comunicare, divertirsi, confrontarsi, ma anche aiutarsi.

Onorando, in tal modo, la Città di Pordenone, di cui esprime - nel modo più diretto e genuino -la creatività, l'ingegno, la socialità, in breve, le sue doti migliori, che il libro del Vencinquennale vuole evidenziare, senza alcun intento agiografico, ma, piuttosto con la veridicità dei fatti e delle situazioni.

Da sinistra Demetrio Moras, Fiordaliso Cartelli, Palmira Pessot e Francesco Piuzzi.

La meta prescelta per l'edizione di quest'anno è Caneva, per tre buoni motivi:

1) perché la figura carismatica di Toni Pessot ne ha fatto il cuore del ciclismo del Friuli Occidentale ed è giusto che una manifestazione che fonda i suoi valori su questo sport pulito e modesto, ne ricordi all'opinione pubblica i meriti in una lieta circostanza come quella del suo 25" compleanno;

2) per promozionare il Museo del Ciclismo, che il Comune di Caneva ha allestito con i cimeli pazientemente raccolti da Toni Pessot ( e da lui donati alla comunità locale) e che avevano fatto della sua Taverna di Stevenà una sorta di Sancta Sanctorum dello sport (non soltanto ciclistico)

3) perché il percorso tocca centri e luoghi che danno un'immagine precisa della nostra Provincia, nella quale il processo di simbiosi fra l'uomo e l'ambiente ha fatto notevoli passi in avanti grazie alla crescente consapevolezza che, laddove manca il rispetto per l'uno o per l'altro, non c'è progresso ma regressione, non c'è civiltà ma barbarie.

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II tavolo della presidenza con. da sinistra,il sindaco di Canova Ulisse Croda, il generale Valotto, Demetrìo Moras, Fiordelisa Cartelli, Graziano Battistella e Francesco Piuzzi.